martedì 20 febbraio 2018

Biscotti turchi di Paola Lena|Kombe "ammodomio"|Ricetta senza uova

Avete mai osservato un bambino aggirarsi felice in un negozio di giocattoli alla ricerca delle ultime novità? Per la mia socia e per me entrare in un negozio che vende caccavelle è la stessa cosa!
Qualche anno fa, in vena di acquisti compulsivi avevo comprato un attrezzo strano che mi aveva terribilmente incuriosita, senza sapere neppure a cosa servisse. Tornata a casa, avevo subito inviato la foto dell'ogetto in questione alla mia socia la quale mi aveva spiegato che era uno stampo per realizzare biscotti orientali che lei stava cercando invano da diverso tempo. 


Non la tiro in lungo... Tornai al  negozio a comprare l'ultimo pezzo rimasto e lo spedii prontamente alla amicamia.  
Dopo di che il mio stampino finì relegato in fondo al cassetto delle caccavelle fino a  che  giorni fa non  ho visto i biscotti di Antiakya di Paola Lena.
Dovete sapere che madame Pate à choux fa sbavare tutto il web ogni giorno su Facebook sia per quello che  cucina che per  il corredo invidiabile di caccavelle che possiede. Appena visti i suoi biscotti, non mi è parso vero dire a tutta la blogosfera  -già alla smaniosa ricerca di quegli stampi- che noi di ammodomio li tenevamo da mò... :D :D :D E so' soddisfazioni!!!
Se cercate la ricetta originale turca dei Kombe la trovate QUI
Mi sono limitata a provare l'impasto usando uno yogurt vanigliato  molto cremoso e un mix di spezie per speculaas regalatomi da lei.

Biscotti turchi di Paola Lena


Ingredienti per circa 36 biscotti:

125 gr di burro fuso
60 ml di olio
180 di zucchero
100 ml di yogurt (possibilmente denso come quello greco)
1\2 bustina di lievito per dolci
425 gr creca di farina
un cucchiaio raso di spezie miste per speculaas

Fondere il burro a calore moderato, metterlo in una ciotola con l'olio e lo zucchero e lo yogurt. Mescolare bene  con un cucchiaio da tavola fino a che lo zucchero sia completamente sciolto. Aggiungere le spezie, quindi la farina setacciata con il lievito. 


Prendere piccole porzioni di impasto, formare delle palline da metere nello stampo schiacciandole con i palmo della mano, quindi , con un copo secco sul piano di lavoro, staccarle dallo stampino. Adagiare i biscottoni su carta forno, distanziandoli tra loro perchè in cottura tenderanno ad allargarsi.
Cuocerli a 180° in forno ben caldo per circa 30 minuti.



 Ho trovato questo impasto davvero ottimo. Secondo me si può personalizzare a piacimento con le spezie più diverse. La cosa straordinaria è che i biscotti mantengano la forma anche senza riposo in frigo. Io li ho tenuti davvero pochissimo, ma solo per eccesso di zelo.

 Alla prossima,

Ornella

Testi ed immagini sono protetti dalla legge sul diritto d'autore n. 633/1941 e successive modifiche.


giovedì 15 febbraio 2018

Di nonne, di olivi e di plumcake all'olandese

Vi ricordate la vecchia pubblicità di una nota fabbrica italiana che partiva dicendo: "Questa storia inizia per...." e usciva una lettera dell'alfabeto? E la lettera era sempre l'iniziale di un biscotto da pubblicizzare in TV...

Bei tempi, quando tutto il web non era nato o forse era solo in procinto di farlo.

Allora prendendo spunto da quella vecchia pubblicità, trasportandola via etere dalla televisione al web, anche noi qui su AMMODOMIO oggi iniziamo una storia che comincia con N...Sì proprio N che non è l'iniziale di un biscotto e nemmeno di un piatto particolare, è l'iniziale di NONNA !


Quale figura rétro è più amata di questa nel Far Web culinario dei nostri giorni? Chi più di lei è nominata, citata, ricordata, venerata, plaudita, sponsorizzata dai food blogger? Non esistono cuochi di grido, chef stellati, pasticcieri televisivi che abbiano più citazioni, onori, glorie e meriti della NONNA. Senza di lei i food blog si svuoterebbero di ricette e aneddoti strappalacrime, rimarrebbero giusto le briciole di tutto quello che la nonna ha scritto e lasciato in eredità alle nipoti.

Nonne vere che tanto hanno insegnato e lasciato a noi e nonne inventate o che non perdevano tempo in cucina e tanto meno a scrivere ricette improbabili da lasciare ai posteri. Ma se una food blogger vuole provare l'autenticità di una ricetta cosa fa? Tira fuori la nonna che aveva scritto in tempi non sospetti, in qualche quaderno sdrucito, la ricetta improbabile, con magari un ingrediente esotico quando ai suoi tempi era difficile pure trovare un pugno di farina o un cucchiaio di zucchero. Ma che importa?
 Chi se ne accorge se nella ricetta del 1930 è scritto di montare con la planetaria le uova, anche se a quei tempi era già un miracolo avere la corrente in casa? Cosa vuoi che importi se la ricetta dei primi anni '70  è scritta su un blocco notes che riporta stampata la pubblicità di una ditta con tanto di fax, sito web e numero di cellulare?? Cosa c'è di strano? Anacronismi, falsi storici, assurdità, panzane, bugie, storielle....tutto cade nel dimenticatoio,  quando compare la figura della nonna.

Per questo sperare di trovare nel web qualcosa che sia frutto delle proprie esperienze familiari è molto difficile, ben che vada si prendono le esperienze degli altri, spacciandole per proprie. Insomma si scrive, si pubblicano ricette di casa, ma spesso la casa è di qualcun altro.  Tante di noi che scrivono le proprie ricette, frutto di sperimentazioni, anche nate da ricette che in casa sono sempre state fatte, si sono trovate ad avere, con personaggi privi di qualsiasi remora, una nonna in comune. E davanti alla nonna dobbiamo fermarci.
 Sperare che tutto questo non ci sia o che quantomeno ci sia una inversione di tendenza è un' utopia. La conoscete la storia dell'ulivo dei fagioli? Ecco sperare che qualcuno non vi scippi la nonna è come sperare che un albero di ulivo si metta a far fagioli, invece che olive.



Per questo vorrei raccontarvi questa storia fantastica, tratta dal mio libro "Dolci (e) storie di Maremma" e scritta come introduzione ad una splendida ricetta, "La Pasta Matta" che dal libro ho trascritto qui su AMMODOMIO e che in tanti conoscete per averla provata e resa nota nel web.

L'OLIVO DEI FAGIOLI









L'Olivo della Strega è in un oliveto posto dietro alla Chiesa della S. Annunziata ed è contornato da molti altri olivi più che centenari. Fra questi ce ne era uno, ancora impresso nella memoria di qualche anziano, che si seccò nel 1919: era in tutto e per tutto un olivo come gli altri, solo che al posto delle olive produceva baccelli con dentro fagioli. 
Questa pianta divenne in breve tempo una specie di attrazione tanto che molte persone venivano da lontano per vedere i suoi rami e i suoi strani frutti. Chi li raccoglieva per portarne testimonianza a quelli rimasti a casa, chi rimaneva esterrefatto di fonte a tale prodigio. Ed infatti di prodigio si parlò, addebitandolo alla Vergine Maria.








Anni prima, nei pressi della chiesetta della S. Annunziata, nel  campo di olivi, gli uomini di Magliano si ritrovavano spesso per giocare a bocce e passare qualche ora in compagnia e divertimento. Lo scopo era quello di distrarsi dal duro lavoro dei campi, dimenticare per poco le preoccupazioni giornaliere e godere dell’altrui compagnia. Ma fra di loro c’era un giovane che dava più importanza alla competizione del gioco che al resto e che facilmente si faceva trasportare dall’ira quando si trovava a perdere. Ed un giorno, al termine di una partita finita male, accecato dall’ira, prima se la prese con i suoi compagni e poi anche con la Madonna: presa infatti in mano una pesante boccia, bestemmiando, la scagliò sull’immagine della Vergine lì vicina che andò in mille bricioli. Subito si pentì del gesto e delle conseguenze e gli vennero le lacrime agli occhi. I compagni, sapendolo di animo gentile, lo consolarono dicendo che la Madonna, vedendo il suo pentimento, l’aveva già perdonato. Ma il rimorso era grande e, sconfortato, il giovanotto disse ai suoi compagni, mentre si alzava per tornare a casa:
Non è possibile che la Madonna mi perdoni, è come se questo olivo si mettesse a far fagioli.”
E mostrando l’olivo se ne andò.
Il mattino dopo, passando di lì per recarsi al lavoro, il giovane rimase impietrito. L’albero di olivo che aveva mostrato ai compagni, era carico di centinaia di baccelli che penzolavano dai rami. L’olivo aveva fatto i fagioli, dunque, la Madonna aveva perdonato.
L'oliveto è ancora lì, dietro alla chiesa e se si passeggia fra le vecchie piante, sembra che il tempo non sia mai passato: in fondo, in questo luogo, tutto è rimasto immutato per secoli ...


 Non sia mai detto che su queste pagine vi lasciamo senza una ricetta!! 







Allora ecco qui in onore delle nonne una bella ricetta di Plumcake Olandese, scritta in carta ingiallita e stilografica, con la calligrafia di "una volta" che fa tanto vintage. Niente foto del dolce, se volete, preparatelo e fate girare la ricetta nel web...almeno state sicuri che è veramente di una nonna di tanto tempo fa...









Trascrivo per chi ha difficoltà nel leggerla: 

Lavorate in una terrina g 500 di burro,quando è ben soffice aggiungete,poco a poco,500 g di zucchero e 14 tuorli d'uova,due a due; quando i tuorli saranno incorporati, aggiungete i 14 bianchi sbattuti, poi 600 g di farina poco per volta e per ultimo 400 g di uva di Corinto,tagliata e lavata, 200 g di bucce di cedro e limone confette tagliate a piccoli dadi, un bicchiere di rum e scorza di limone.
Versate in stampi da sciarlotta rivestiti di carta,cuoceteli in forno tiepido per 90 minuti almeno,la carta deve restare bianca.Sformateli e lasciateli raffreddare, quindi metteteli su salvietta senza levare la carta.Si possono anche cuocere in recipienti di zinco di forma allungata,burrati ma senza carta. In questo caso quando i Plumcakes saranno cotti si tagliano a fette trasversali.
  



Buon divertimento,

Paola e Ornella

Testi ed immagini sono protetti dalla legge sul diritto d'autore n. 633/1941 e successive modifiche.


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